Governare sì, ma non con alleati: con complici o agnelli sacrificali. Sono così diversi e così uguali i “vincitori” delle elezioni. Sotto la spocchia scorre il fiume della viltà.
Immaginiamo il presidente Mattarella che dice: “Ho trovato io una larga maggioranza disposta a condividere tutto se mantieni ciò che hai promesso”. Allora tornerebbero utili gli insulti della campagna elettorale: con lui non posso.
Esiste di peggio – ma non molto – di un uomo politico che ha paura di se stesso, delle fesserie impraticabili che ha annunciato, di un lavoro – governare – per il quale occorrono doti che non soltanto non si hanno, ma che non si vogliono

Vicende che paiono appartenere al passato servono invece a interpretare presente e futuro. Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, magistrati che hanno indagato a Palermo, in Sicilia e su per l’Italia con puntate all’estero, portano alla luce intrecci e meccanismi oscuri in un libro, La verità sul processo Andreotti (Editori Laterza), che analizzando una lunga indagine e la sua reale conclusione (sempre e volutamente travisata) racconta uno dei Mali che torturano e straziano l’Italia.