<Quante storie> si intitolava un libro di Enzo Biagi del 1989. E ogni storia apriva pensieri. Questo sito non vuol essere palestra di certezze e nemmeno piazza dove ognuno grida per conto suo. Si propone soltanto d’offrire occasioni per riflettere – abitudine che va dissolvendosi – su quel che ci capita intorno e addosso, su ciò che offre la vita che attraversiamo, dal mercato librario (dando spazio anche e soprattutto a quel che non entra nei grandi circuiti) ai mass media, dalla società nei diversi suoi volti alla politica. Con un orecchio a ciò che prima di noi ha detto gente spesso più saggia di noi.

Italia su misura per cafoni

Da giorni frequento come visitatore di paziente un reparto d’ospedale e, fra tanta abnegazione e simpatia (in camice o a letto), vedo risaltare piccoli concentrati di volgarità, micro-arroganze convinte che  l’Italia sia confezionata e modificabile a loro misura.

Come in tutte le strutture sanitarie, le visite degli esterni ai malati sono regolate da orari, in questo caso con ingresso alle 7 del mattino, alle 12, alle 18. Può accadere, a chi è previdente, d’arrivare in anticipo: a volte la porta è già stata aperta, altre volte si tratta d’aspettare qualche minuto. Quasi ogni giorno persone nervose alle 11,55, tempestano quella porta di manate e colpacci

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Voglia di non essere ancora morto

“Voglia di non essere ancora morto” è un verso del poeta Giancarlo Majorino Lo evoca alla memoria – per rivalsa, per sfida, per istintivo abbraccio – la frase che chiude il primo capitolo d’un libro, Il lottatore (Golem edizioni) di Guido Nasi: “La paura della morte: che stupido. Ora non vedo l’ora”.

Con queste parole Nasi stordisce i lettori e li fa risvegliare, com’è accaduto a lui, in un corpo quasi del tutto immobile, muto, ma con una mente lucida, ora prostrata ora ribelle. Scandendo i pensieri col battito d’una mano sul computer, ci racconta di se stesso e ci racconta di noi – impreparati, sfuggenti, pietosi, confusi &#8211

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