<Quante storie> si intitolava un libro di Enzo Biagi del 1989. E ogni storia apriva pensieri. Questo sito non vuol essere palestra di certezze e nemmeno piazza dove ognuno grida per conto suo. Si propone soltanto d’offrire occasioni per riflettere – abitudine che va dissolvendosi – su quel che ci capita intorno e addosso, su ciò che offre la vita che attraversiamo, dal mercato librario (dando spazio anche e soprattutto a quel che non entra nei grandi circuiti) ai mass media, dalla società nei diversi suoi volti alla politica. Con un orecchio a ciò che prima di noi ha detto gente spesso più saggia di noi.

“Belìn, tutto per me?”. E il sorriso di Fabrizio

Il sorriso di Fabrizio, quando era contento o commosso da qualcosa o qualcuno, era delicato, un po’  labbra e molto occhi, racchiudeva affetto e timidezza, trasmetteva gioia per ciò che era fatto bene e di cuore.  E’ facile anche oggi immaginare quel sorriso che significa: “Belìn, quanta roba! Tutta per me?” mentre guarda i primi due volumi di una serie che si chiama I libri di Fabrizio De André, curati dalla Fondazione e da Dori Ghezzi per La Nave di Teseo.

I due titoli iniziali sono Accordi eretici (prima edizione 1997) a cura di Bruno Bigoni e Romano Giuffrida, e Volammo davvero (prima edizione 2007) con introduzione di Sandro Veronesi

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Tempesta di sangue, potere e miseria

“Tempesta prolungata” avrebbe segnalato, se fosse esistito, il meteo criminale di fine Anni ’80 e inizio ’90 a Taranto. In una città che cresceva orgogliosa e sventurata quale tempio della siderurgia, fiera di diventare il polo industriale del Sud, le ambizioni di potere del malaffare scatenarono una faida che lasciò a terra più di 160 cadaveri.

Su un fronte Antonio Modeo, detto il Messicano per una giovanile comparsata in un western di Sergio Leone, sull’altro i suoi fratelli, stretti nei limiti posti da regole se non etiche almeno di opportunità. Fra strette di mano con Raffaele Cutolo, legami con la ‘ndrangheta, alleanze fra clan, approcci con

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