<Quante storie> si intitolava un libro di Enzo Biagi del 1989. E ogni storia apriva pensieri. Questo sito non vuol essere palestra di certezze e nemmeno piazza dove ognuno grida per conto suo. Si propone soltanto d’offrire occasioni per riflettere – abitudine che va dissolvendosi – su quel che ci capita intorno e addosso, su ciò che offre la vita che attraversiamo, dal mercato librario (dando spazio anche e soprattutto a quel che non entra nei grandi circuiti) ai mass media, dalla società nei diversi suoi volti alla politica. Con un orecchio a ciò che prima di noi ha detto gente spesso più saggia di noi.

Bolaffi, le storie della Storia

Bolaffi? Per caso è parente di “quello dei francobolli?”. Una monotona domanda ha battuto il tempo a una vita, accendendo il  sorriso e, insieme, una diffidenza antica, con le radici nelle leggi razziali e nel nazismo.

Agiatezza di borghesia ebraica, infanzia da preda nascosta, mondo della filatelia e dell’arte, cavalcate e gare di sci, nonne, balie, insegnanti, zie, guardiani della morigeratezza, fascismo, nazismo, lotta partigiana, affari e generosità sono Il mio romanzo familiare di Stella Bolaffi Benuzzi (Golem edizioni, prefazione di Aldo Cazzullo).

Più che un affresco un mosaico che – variopinto, commosso, sempre guizzante d’ironia – percorre

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“La tregua”di Primo Levi e il veleno di oggi

E’ difficile scovare le sorgenti del veleno razzista che percorre come un sistema venoso la società. Talora è l’arte a indicarle in poche battute. Ieri sera La7 ha mandato in onda La tregua, film del 1997 di Francesco Rosi tratto dal libro di Primo Levi (del 1963) che racconta il ritorno dal lager.

Durante il cammino Ferrari (Claudio Bisio) chiede a Levi (John Turturro) del suo passato, delle ragioni che l’hanno condotto ad Auschwitz. Poi racconta di sé: ladro di professione, detenuto, ha accettato l’offerta di esser liberato se disposto ad andare a lavorare in Germania. E lì s’è trovato recluso molto peggio di prima.

Nel commiserare se stesso (“Perché

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