<Quante storie> si intitolava un libro di Enzo Biagi del 1989. E ogni storia apriva pensieri. Questo sito non vuol essere palestra di certezze e nemmeno piazza dove ognuno grida per conto suo. Si propone soltanto d’offrire occasioni per riflettere – abitudine che va dissolvendosi – su quel che ci capita intorno e addosso, su ciò che offre la vita che attraversiamo, dal mercato librario (dando spazio anche e soprattutto a quel che non entra nei grandi circuiti) ai mass media, dalla società nei diversi suoi volti alla politica. Con un orecchio a ciò che prima di noi ha detto gente spesso più saggia di noi.

Voglia di non essere ancora morto

“Voglia di non essere ancora morto” è un verso del poeta Giancarlo Majorino Lo evoca alla memoria – per rivalsa, per sfida, per istintivo abbraccio – la frase che chiude il primo capitolo d’un libro, Il lottatore (Golem edizioni) di Guido Nasi: “La paura della morte: che stupido. Ora non vedo l’ora”.

Con queste parole Nasi stordisce i lettori e li fa risvegliare, com’è accaduto a lui, in un corpo quasi del tutto immobile, muto, ma con una mente lucida, ora prostrata ora ribelle. Scandendo i pensieri col battito d’una mano sul computer, ci racconta di se stesso e ci racconta di noi – impreparati, sfuggenti, pietosi, confusi &#8211

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Sangue al tamarindo nelle vene di Torino

C’è un che di vischioso nel sangue di chi uccide, di chi muore, di chi indaga, qualcosa che tutti fa aderire a un labirinto che impasta destini. Simile al  labirinto di gallerie che disegnano il sottosuolo della città.

Torino Tamarindo (Fratelli Frilli Editori) è il secondo giallo di Ivano Barbiero, una vita da giornalista, spesso di cronaca nera con boccate d’aria più lieve tra spettacoli, arte, musica. Sulla scena del crimine lo incontravi calmo e un po’ sornione (tipo “vedrai che sorpresa sta per arrivare”), adesso nei romanzi solletica il lettore tessendo attese e promettendo stupori.

Il suo commissario Piacentini (già investigatore nel precedente

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