La notte in cui fummo migranti

Accadde una notte, discutendo di migranti e razzismo, diluendo l’amarezza nel gin tonic. Parlavamo e ci sentivamo imprigionati in una realtà disperante: da quante sorgenti sgorga l’ira verso lo straniero, dall’esasperazione per ombre che ciondolano sotto casa, per una disavventura personale, per cronache talora asettiche e spesso gonfiate, per imitazione, per insicurezza interiore. Tutte sorgenti raccolte e poi drogate per offrire a singole ire personali un nemico comune e contro quel nemico costruire un odio collettivo e su di esso un potere: accomunati in un unico odio sarete branco obbediente.

Non era certo di conforto prendere atto che troppi italiani, con la Storia

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Cancro che uccide e cancro di carta

Si spintonano sui social applausi e critiche, talora feroci, a Nadia Toffa, che ha raccontato di sé e del cancro in un libro di imminente uscita. Annunciandolo in Rete,  spiega come è “riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga in un dono un’occasione, un’opportunità”. E aggiunge: “Se ci sono riuscita io ci può riuscire chiunque”. Mi permetto qualche considerazione perché è un cammino che ho percorso.

Sono incline alla benevolenza verso chi, superata la malattia, rivela d’apprezzare più in profondità la vita e tenta di “accompagnare” altri. Ma occorrono toni misurati e dolci, perché ci si rivolge a un

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