La scorta: tra vita, morte e gioco

La scorta che protegge Roberto Saviano è stata bersaglio e strumento di una polemica da parte di Matteo Salvini: appena sarò al governo te la toglierò. A parte l’oscura minaccia, a parte la terribile responsabilità che ogni giorno grava su chi decide davvero della protezione di una persona, la reazione del leader della Lega Nord svela l’immagine che la classe politica italiana ha della scorta: un lusso, un privilegio, un’onorificenza, una medaglietta da concedere o cancellare senza verifiche.

Una prima considerazione – estranea a una politica che non conosce la società e ancor meno il ruolo della cultura – è sul perché Saviano deve avere una scorta. Contro le mafie ci sono slogan politici fini a se stessi oppure azioni di inquirenti e inchieste di cronisti coraggiosi. Lo scrittore ha portato sul campo un meccanismo nuovo e pericolosissimo per il crimine: raccontando un mondo attraverso la narrativa non ha tanto dato fastidio per il disvelamento di segreti, quanto perché ha toccato corde emotive e profonde di tanta gente che fino a quel momento, di fronte ad ammazzamenti, estorsioni, droga, rifiuti tossici, indagini e inchieste si autoproteggeva pensando che “comunque è affar loro, comunque s’ammazzano fra loro”.

Uno strumento – il romanzo – che di per sé può essere semplice passatempo ha messo alla portata di tutti, anche dei distratti per natura o per scelta, la realtà e le sue conseguenze sociali, ha raggiunto strati nuovi del Paese. Non ha messo in pericolo un “affare” , ha aperto le porte a una nuova consapevolezza sugli “affari”. E i camorristi, spesso più intelligenti del potere politico, hanno percepito il rischio colossale costituito dalla Cultura. Chi ha deciso di proteggere Saviano, anche indipendentemente dalle minacce, ha fatto una scelta lucida.

Detto questo, minacciare di togliere “l’inutile scorta” è aberrante per due motivi. Il primo è che spetta a chi è competente valutare il pericolo in quanto tale, indipendentemente dalla simpatia o dal fastidio che prova per il soggetto a rischio. Il secondo è che quei signori che rischiano la morte per salvaguardare la vita di un altro non sono simboli o coccarde, ma specialisti in pericolo quanto l’obiettivo che tutelano. Parlarne in quel modo significa avere un concetto distorto della scorta. Dice Salvini: “di cui inutilmente gode da tempo”. Chi ci è passato perché davvero a rischio sa che non “si gode” della scorta: la si patisce mentre a lei ci si affida, la si subisce concretamente e psicologicamente, perché – anche se quegli uomini e donne danno sicurezza – quella presenza attenta ricorda ad ogni istante che fra poco potresti finire ammazzato.

Il concetto di scorta che emerge dall’avvertimento di Salvini è un altro, comune al pensiero politico. E’ quello di un corteo, di pistole, lampeggianti – e poi, va beh, anche persone – che sono status symbol, onorificenza, emblema del potere, un lusso da concedere e togliere a capriccio. Se ti tolgo la scorta – la medaglietta – non sei nessuno, sei un cittadino normale. Se a uno della casta viene ridotta, non prova timore, ma offesa al prestigio e risentimento.

Basta guardare le immagini in tv. Volti torvi proteggono uomini tronfi da gente che applaude, senza portar via subito dal posto il loro protetto colpito da una statuetta del Duomo, anzi lasciandolo scendere ancora dall’auto. Ogni volta che si guarda un tg si vede bene lo spreco di uomini e mezzi che servono a circondarsi d’un alone, a dare importanza, a fare a fette il Codice Stradale perché l’onorevole ha fretta. Se invece guardi il passo di certi magistrati e della loro scorta percepisci il pericolo fin da casa, dalla tua poltrona. Saviano sta da questa parte. Ed è sempre da questa parte che la politica grida alle scorte inutili (minaccia analoga toccò parecchi anni fa a don Ciotti, il fondatore di Libera, l’uomo che ha voluto la legge su confisca e riutilizzo dei beni contro le mafie).

Salvini di certo non vuole Saviano solo al centro di un agguato, ma non si è reso conto che, per reagire alle sue critiche, sembrava proprio dir quello. Solo chi ha una sana e legittima paura parla con buon senso delle scorte.