Roberto Spada non è un picchiatore impulsivo, è persona razionale che ha usato la telecamera calcolando la bilancia tra danno (penale) e benefici d’immagine nella “sua” Ostia. Ora parla di provocazione pur sapendo che nelle sequenze lo si vede sorridere e anche questo fa parte di un calcolo (frettoloso e sbagliato): tutti i giornalisti assimilati nel sentire comune a quelli che in nome dello spettacolo assediano fino all’esasperazione un protagonista di cronaca.
Guardando e riguardando il filmato si vede il giornalista Daniele Piervincenzi che impugna il microfono senza imporlo alla sua bocca, mai abbozza tentativi di entrare, di spingersi oltre, parla calmo, per nulla provocatorio, in un dialogo complesso però mai litigioso. Il cameraman Edoardo Anselmi non è lontano, tantomeno nascosto. Spada è talora dubbioso, talora riflessivo, a volte accigliato e altre sorridente, un sorriso forse di distacco o di superiorità. Quando mette fine al colloquio arretra come per andarsene, poi con calma “carica” testa e collo piegando appena il busto all’indietro e fa partire il colpo.
Il gesto è una sorpresa per chi lo subisce e per chi guarda il filmato, ma da parte sua non ha nulla di reattivo, nulla d’irrazionale. Perché allora? Perché Spada sa che il video sarà replicato – nel suo piccolo – come quello degli aerei contro le Torri gemelle, sa che tutti assaggeranno la sua fredda determinazione, la sua forza, la sua “superiorità” al potere dei media e la sua indifferenza a quello della Giustizia.
Dopo testata e randellate che ci voleva ad afferrare la videocamera e spaccarla, annientarla? Se non l’ha fatto, se ha lasciato che le riprese si salvassero e divenissero prova è perché ha calcolato bene i due piatti della bilancia: il danno (poca cosa tra pene previste, sconti d’un patteggiamento o un rito abbreviato, alternative alla detenzione) e il vantaggio di ribadire in un attimo a tutta Ostia, e non solo, con chi si ha a che fare.
Per la sua immagine quella scena riprodotta in ogni televisore, in ogni computer, in ogni smartphone è più eloquente di qualunque scontro con dieci, venti, trenta persone in privato. E’ come se avesse rotto il naso preventivamente a tutti: “se avevate ancora dubbi, ora mi conoscete a fondo”. Ha girato uno spot sul suo ruolo nel suo regno.
Soltanto un dettaglio ha scordato pensando di invocare la provocazione. Questa, per l’articolo 62 del Codice penale, ha un valore attenuante se ci si trova in uno stato d’ira (diverso dai sorrisi che si vedono poco prima della testata) scatenato da un fatto ingiusto compiuto da altri (e l’intervista come la si vede non lo è). Non ha invece calcolato l’aggravante del “metodo mafioso” che il video ha consegnato ai pm.
