Il treno, la cronaca, la politica

Spargono dolore le vittime del treno deragliato fra Cremona e Milano. Spargono dolore e parole. Fra le immagini e le cronache, fra le sincere condoglianze, facevano capolino frasi politiche: “è nostro dovere vigilare”, “la priorità della sicurezza”. Sarebbe bello (e impossibile) poter dire che tutto era a posto ed è stata fatalità, ma non si può e allora si promette il proprio impegno su qualcosa che già non doveva essere.

Allo stesso modo, quando una tragedia di diversa natura (aggressione, violenza, rapina, omicidio) colora giornali e siti, parte la cavalcata politica della prevenzione prima di tutto, poi della repressione e Giustizia come se le forze dell’ordine

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Cane adorato, muori con me

“Quando sarò prossimo alla morte, fai un’iniezione al mio cane, perché non rimanga a soffrire sulla mia tomba”. Nelle disposizioni lasciate dall’ottantaduenne Alain Delon al veterinario bruciano pietà ed egoismo, solitudine e paura.

Da tempo discutiamo con dolore, cinismo, amore del fine vita delle persone, cercando regole e limiti, sempre dibattendo della volontà espressa da chi, in condizioni intollerabili, chiede d’andarsene. Quando invece, come per il cane, siamo noi a decidere, la parola eutanasia porta in sé qualcosa di scontato, un cupo automatismo che trascura una domanda: siamo certi, giacché lui non si esprime, di aver sfogliato con dedizione

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