Roberto Spada non è un picchiatore impulsivo, è persona razionale che ha usato la telecamera calcolando la bilancia tra danno (penale) e benefici d’immagine nella “sua” Ostia. Ora parla di provocazione pur sapendo che nelle sequenze lo si vede sorridere e anche questo fa parte di un calcolo (frettoloso e sbagliato): tutti i giornalisti assimilati nel sentire comune a quelli che in nome dello spettacolo assediano fino all’esasperazione un protagonista di cronaca.
Guardando e riguardando il filmato si vede il giornalista Daniele Piervincenzi che impugna il microfono senza imporlo alla sua bocca, mai abbozza tentativi di entrare, di spingersi oltre, parla calmo

“Io ci metto la faccia”, “Io ci ho messo la faccia”. Uno slogan – ormai una litania – si è propagato come un virus tra leader, gregari, firmatari di leggi, candidati. E quello che dovrebbe essere un normale assumersi responsabilità viene ripetuto con tono eroico, come da soldati che escono dalla trincea e si ergono impavidi di fronte all’artiglieria nemica. Nessuno si rende conto che tono e ripetizione, più che evocare coraggio e serietà, confessano un patetico vuoto.