Said ha deciso di uccidere Stefano Leo perché era giovane come lui e, al contrario di lui, era felice. Said guardava la propria vita marcire e la odiava riflessa nel cammino di chi avrebbe voluto, dovuto essere. E l’ha ucciso “perché era italiano”. Inutile girarci intorno, l’ha dichiarato a verbale.
Questa motivazione, solitaria in una locandina appesa a un’edicola, evoca un razzismo al contrario o una vendetta mutuata dal furore dell’Isis. Ma in questa tragedia si deve avere il coraggio di calarsi cercando i dettagli, perché svela molto, e molto nel profondo. La Stampa ha pubblicato ieri – sotto il titolo con l’agghiacciante

“A donne e uomini che hanno subito e subiscono l’odio e la solitudine. E alla memoria di Joyce, amico randagio che una mattina ci vide passare davanti al suo rifugio e scelse di condividere la casa e la vita con me, mia moglie e nostra figlia”.