Uccidere lo specchio di sé felice

Said ha deciso di uccidere Stefano Leo perché era giovane come lui e, al contrario di lui, era felice. Said guardava la propria vita marcire e la odiava riflessa nel cammino di chi avrebbe voluto, dovuto essere. E l’ha ucciso “perché era italiano”. Inutile girarci intorno, l’ha dichiarato a verbale.

Questa motivazione, solitaria in una locandina appesa a un’edicola, evoca un razzismo al contrario o una vendetta mutuata dal furore dell’Isis. Ma in questa tragedia si deve avere il coraggio di calarsi cercando i dettagli, perché svela molto, e molto nel profondo. La Stampa ha pubblicato ieri – sotto il titolo con l’agghiacciante

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Odio e solitudine, la notte dei vinti

“A donne e uomini che hanno subito e subiscono l’odio e la solitudine. E alla memoria di Joyce, amico randagio che una mattina ci vide passare davanti al suo rifugio e scelse di condividere la casa e la vita con me, mia moglie e nostra figlia”.

Uscirà la prossima settimana Ti ammazzerò stasera (Golem edizioni), breve romanzo che non spetta a me recensire giacché l’ho scritto. Né voglio esibirmi nell’anticiparlo o spiegarlo. Trovo giusto invece raccontare (in due puntate, la seconda riguarderà i cani randagi) qualcosa sulla dedica a persone e animali cui mi lega un debito.

Cronista per mestiere dal 1978 al 2013, mai ho percepito un incontro come uno scoop

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