Un canto dal silenzio d’Alzheimer

Proviamo a scendere, senza paure né inganni, nelle stanze opache dell’Alzheimer.

La Scienza ci guida fin dove può. Oltre, se ci lasciamo condurre, ci porta la poesia. Non a capire, ma a “sentire” silenzi, immobilità, parole scompagnate e gridi, carezze, sguardi in fiamme o sbiaditi, oggetti, attese, respiri di dedizione e sospiri di stanchezza. Ci voleva coraggio intellettuale per un’antologia su questo tema e l’ha avuto Interlinea con Alzheimer d’amore, a cura di Franca Grisoni, poetessa che ci accompagna con il garbo d’un giardiniere tra i versi d’una trentina di autori in viaggio nell’intrico di sofferenza-buio-affetto.

Alzheimer

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Dove fioriscono le rose di Cristo

“Le rose di spine di Cristo / Fervose come opache / Di ogni cosa funesta / Queste sono le rose della mia via”. Via trafitta, dall’infanzia fino alla branda di manicomio, quella di Felice Fischetti (1931-2005), contrabbandiere, minatore, legionario, operaio. Poeta sempre.

Fischetti lasciò la “città dei matti” in Collegno quando la rivoluzione accesa da Franco Basaglia divenne legge (seppur maldestramente gestita): passò in una comunità e da qui all’ appartamento condiviso dove lo conobbe una giovane psicoterapeuta, Rita Brescia, che ne ricompone storia e lirica in Il poeta di spessi cammini (ed. La Vita Felice), biografia e romanzo, itinerario

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