Vicende che paiono appartenere al passato servono invece a interpretare presente e futuro. Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, magistrati che hanno indagato a Palermo, in Sicilia e su per l’Italia con puntate all’estero, portano alla luce intrecci e meccanismi oscuri in un libro, La verità sul processo Andreotti (Editori Laterza), che analizzando una lunga indagine e la sua reale conclusione (sempre e volutamente travisata) racconta uno dei Mali che torturano e straziano l’Italia.
Chi di quella storia giudiziaria ha un ricordo vago può supporre che si tratti di una ricostruzione col senno e con riflessioni e magari novità di poi. Chi ha qualche memoria in più

Donne “disperse” a casa loro, in un presente azzoppato e in un futuro di nebbia gelata. Sono madri e mogli, sorelle e figlie dei soldati italiani dispersi – loro sì nel senso bellico e tecnico – durante la ritirata di Russia. “Non so se piangerlo vivo o pregarlo morto”, è la sanguinante sintesi che per settant’anni ha accompagnato Milly, la quale prima di morire ha chiesto d’essere congiunta nella bara al marito Ennio portando con sé le lettere dal fronte.