Assassini col terrore d’esser morti

Ha un senso il rancore degli assassini verso le vittime: sono più vive di loro. Nell’anniversario del rapimento di Aldo Moro, del suo omicidio, del massacro della scorta, nel tuono lungo delle celebrazioni, si alzano voci spietate di ombre, accarezzate talora da compiacimenti intellettuali.  “Fare la vittima è diventato un mestiere”, dice Barbara Balzerani, incapace di capire che senza quei morti lei non esisterebbe.

Qui non si contesta la nuova vita dei terroristi e nemmeno il fatto che scrivano, raccontino, spieghino. Censurare interviste sarebbe negarci una possibilità di scoprire il vuoto, il mistero e prevenire orrori. Si vuole soltanto riflettere sul modo

continua a leggere

Donne disperse in una vita congelata

Donne “disperse” a casa loro, in un presente azzoppato e in un futuro di nebbia gelata. Sono madri e mogli, sorelle e figlie dei soldati italiani dispersi – loro sì nel senso bellico e tecnico – durante la ritirata di Russia. “Non so se piangerlo vivo o pregarlo morto”, è la sanguinante sintesi che per settant’anni ha accompagnato Milly, la quale prima di morire ha chiesto d’essere congiunta nella bara al marito Ennio portando con sé le lettere dal fronte.

La Storia e la Letteratura hanno indagato e narrato quel ramo di guerra sepolto dal gelo o dissolto nelle steppe, nei campi di prigionia, in fosse improvvisate, nomi e corpi svaniti

continua a leggere