Italia piegata da solitudine e rancore

L’Italia delle elezioni ha contato vinti e claudicanti vincitori. L’Italia dei cittadini è perdente, non perché abbia prevalso questo su quest’altro (è quel che sopravvive della democrazia), ma perché non ha scelto: si è tuffata di qua e di là dopo essersi agitata per tre mesi in un impasto di rancori, rivalse, paure, individualismi, ringhianti e simboliche sferzate a cattivi veri e presunti, innocui o minacciosi per la quiete isolata di ciascuno.

Anziché l’analisi degli scenari di un governo eventuale e improbabile (stando alle dichiarazioni di ieri e a una legge  che voleva evitare certezze), guardiamo le urne non da politologi, che non siamo, ma da

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Lucio Dalla, il mondo visto dall’alto

Di Lucio Dalla non si celebra un anniversario. Sarebbe come prendere i versi di Canzone – “va per le strade tra la gente / diglielo veramente” – e chiuderli fra mattoni. Si coglie una data per cantare insieme un po’ più forte, ma non troppo per non urtare quella sua educazione, quel sorriso mai sprecato, l’attenzione profonda e vera.

Per parlare dell’artista c’è abbondanza di critici musicali così come di appassionati del suo lavoro. C’erano anche quando Torino organizzò, sull’onda di quello del Libro, il primo Salone della Musica. Agli specialisti spettava raccontarlo, altri cronisti erano viandanti sfaccendati

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