Quando il debole si fa demonio

“Un debole – ora ho capito – può trasformarsi suo malgrado in un demonio”. Se, vinta la ripugnanza, abbiamo il coraggio d’ascoltarlo, l’assassino racconta gli scivolamenti progressivi che portano il suo degrado a cancellare la realtà e chi la incarna.

Nei titoli e nei commenti quasi sempre la tortuosa deriva d’una mente sconfitta è liquidata in “amore malato”. E’ invece un groviglio di paure e arroganze, sospetti rosicanti e certezze rifiutate, dialogo che si sfrangia fino a strapparsi, intuizioni e timori delle persone intorno, aiuti generosi o maldestri o impotenti di fronte a un epilogo prevedibile ma difficile da impedire

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Davigo e il seme della corruzione

Siamo assuefatti alla corruzione come a un cronico raffreddore della società. Del topo d’alloggio, dello scippatore, del piccolo truffatore sentiamo concreti danno e pericolosità, la corruzione ci appare vaga, lontana, senza vittima riconoscibile, ci indigna ma non pare colpirci personalmente.

Ad essa invece ciascuno di noi consegna parte delle sue tasse, è anche a causa sua se imprese chiudono e nuovi disoccupati annaspano, se l’ambulanza non arriva o non sa dove approdare. Del ladro possiamo non essere vittime mai, oppure più d’una volta, del saccheggio di denaro pubblico lo siamo ogni giorno, ciascuno per la sua parte.

Si acquista consapevolezza leggendo Il

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