Disprezzo vestito di slogan e citazioni

Inesorabile disprezzo  per i cittadini sgorga  da slogan, frasi frettolose e autoreferenziali, citazioni mal copiate e travisate senza conoscerne contenuto e origine. Ecco pochi esempi, senza badare al colore politico degli oratori.

Il neopresidente Giuseppe Conte, per darsi un tono e vestire di nobiltà letteraria la rivendicazione del populismo, se ne vien fuori con un minestrone di Dostoevskij e Puskin che stordisce chi ha rispetto per la carta e – come diceva Mario Rigoni Stern – per gli alberi dal cui sacrificio nasce un libro. Nell’appropriarsi di un discorso di Macron, Conte scambia per un’opera di Dostoevskij un suo discorso di commemorazione, per di

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De André e quelli che “lo Stato siamo noi”

E’ uscita su La Stampa una  bella intervista di Nicola Pinna a Cristiano De André.

Dalle domande, pensate e dirette, e dalle risposte, pronte e sicure, emergono la profondità e vastità – con le sue naturali aree grigie e le intensità non confessate – del rapporto tra padre e figlio, il legame con un “mito” del quale il figlio ha seguito con talento le orme, si percepiscono l’amore e la stima che Fabrizio rendeva manifeste agli altri con entusiasmo e a lui con rigore e consigli.

Cristiano racconta e ribadisce la convinzione anarchica e non violenta di suo padre, espressa già in Storia di un impiegato: “Certo bisogna farne di strada

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