Inesorabile disprezzo per i cittadini sgorga da slogan, frasi frettolose e autoreferenziali, citazioni mal copiate e travisate senza conoscerne contenuto e origine. Ecco pochi esempi, senza badare al colore politico degli oratori.
Il neopresidente Giuseppe Conte, per darsi un tono e vestire di nobiltà letteraria la rivendicazione del populismo, se ne vien fuori con un minestrone di Dostoevskij e Puskin che stordisce chi ha rispetto per la carta e – come diceva Mario Rigoni Stern – per gli alberi dal cui sacrificio nasce un libro. Nell’appropriarsi di un discorso di Macron, Conte scambia per un’opera di Dostoevskij un suo discorso di commemorazione, per di

E’ uscita su La Stampa una bella intervista di Nicola Pinna a Cristiano De André.